
L'immunoterapia orale (OIT) è progettata per migliorare la tolleranza dei pazienti agli allergeni alimentari, così da evitare le reazioni anafilattiche gravi. L'obiettivo non è la cura, ma l'aumento della dose soglia che provoca sintomi allergici. L’OIT inizia con la somministrazione di piccole dosi dell'allergene e prosegue aumentandole gradualmente nel tempo fino a raggiungere una tolleranza superiore alla quantità iniziale. La procedura mira a garantire che i pazienti possano tollerare quantità significativamente maggiori di allergeni senza sviluppare sintomi, in pratica è un trattamento preventivo delle reazioni anafilattiche dovute alla ingestione di minime quantità di allergene nascoste negli alimenti. Sebbene la OIT possa migliorare significativamente la tolleranza di un individuo, non cura l'allergia. L'esposizione e la gestione continue sono cruciali. Questo trattamento deve essere effettuato sotto supervisione medica per monitorare le reazioni e garantire la sicurezza. La OIT richiede dedizione e tempo. Il processo può richiedere mesi o anni per raggiungere i livelli di tolleranza desiderati.
Ogni paziente ha una soglia individuale di reazione all’allergene alimentare responsabile, determinata attraverso test di provocazione alimentare ed espressa in mg di proteine allergeniche. Le soglie di reazione agli allergeni alimentari variano tra i pazienti, da meno di 1 mg a diverse decine di milligrammi.
Alcuni anni fa si era pensato di calcolare delle dosi generali di innesco dei sintomi (Eliciting Dose o ED) per i singoli allergeni da poter utilizzare per una prevenzione generale dell’Allergia alimentare. Ad esempio, nel caso degli individui allergici alle arachidi era stata calcolata, in base ai risultati degli scatenamenti alimentari con l’allergene, una dose soglia al di sotto della quale solo il 5% di loro reagisce all'allergene. Questa dose, denominata ED0,5, corrisponde a 1,5 mg di proteine di arachidi. Tuttavia, questa dose soglia non è stata mai utilizzata nella prevenzione pratica per motivi di sicurezza. Infatti, vari fattori esterni possono ridurre imprevedibilmente le soglie di reazione. Esempi di questi fattori includono l'impegno in attività fisica, il consumo di alcol o l'assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Nella gestione di un paziente con allergie alimentari, è però essenziale che il medico sia informato circa l’entità della dose soglia di provocazione dei sintomi innescata dall’alimento responsabile dei suoi pazienti. Infatti, questa informazione può svolgere un ruolo prezioso nella gestione e prevenzione delle allergie alimentari nei singoli pazienti. In particolare, è presumibile che i livelli di tolleranza e i risultati dell'immunoterapia orale (OIT) possano essere influenzati dalla dose soglia di scatenamento con l'alimento allergenico dell'individuo.
In uno studio che verrà presentato nel prossimo post, il dott. Sicherer e colleghi hanno proposto due categorie di soglie di innesco dei sintomi per l'allergia alle arachidi da utilizzare a scopi pratici: una soglia bassa e una soglia alta. Queste soglie sono determinate per i singoli pazienti in base alle loro reazioni ai test di scatenamento con le arachidi. La soglia bassa è fissata a meno di 465 mg di proteine di arachide, equivalenti a circa mezza arachide, mentre la soglia alta varia da 465 mg a 5043 mg di proteine di arachide. Questa classificazione è ovviamente arbitraria e non validata ma è una buona proposta per un utilizzo pratico che può aiutare la gestione del paziente con allergia alimentare.
Fonte: Scott H. Sicherer, M.D., et al. Peanut Oral Immunotherapy in Children with High-Threshold Peanut Allergy. NEJM Evid 2025;4(3)
Oral immunotherapy (OIT) is a treatment designed to increase an individual's tolerance to food allergens, in order to prevent severe anaphylactic reactions. Its goal is not to cure the allergy, but rather to increase the amount of allergen that can be tolerated without triggering symptoms. OIT involves gradually administering small doses of the allergen over time until a greater tolerance is achieved. This allows patients to safely consume larger amounts of the allergen without experiencing an allergic reaction. However, it is important to note that OIT does not cure the allergy and ongoing management and exposure management are still necessary. OIT must be done under medical supervision and requires dedication and time, as it can take months or even years to reach the desired tolerance levels.
Each patient has a unique threshold for reacting to food allergens, which is determined through food provocation tests and is measured in milligrams of allergenic proteins. This threshold can vary greatly among patients, ranging from less than 1 mg to several tens of milligrams. In the past, there was an attempt to calculate a general threshold dose of allergen that could be used for preventing food allergies, but this approach was not used due to safety concerns and the potential for external factors to lower reaction thresholds.
Examples of these factors include the physical exercise, the consumption of alcohol or the intake of non -steroidal anti -inflammatory drugs (NSAIDs).
Therefore, it is important for physicians to be aware of their patients' individual thresholds in order to effectively manage and prevent food allergies. This information may also have an impact on the results of OIT, as tolerance levels may be influenced by the individual's threshold dose.
In a recent study, Dr. Sicherer and colleagues proposed two categories of peanut allergy symptom trigger thresholds for practical use: a low threshold and a high threshold. These are based on individual reactions to peanut challenge tests, with the low threshold set at less than 465 mg of peanut protein and the high threshold ranging from 465 mg to 5043 mg of peanut protein. While this classification is not officially validated, it may be a useful tool for managing patients with food allergies.